Pillole di Storia - Ep.6 | Roundfield-Dalipagic, duello stellare: Torino passa a Venezia

29 dic 2022

Mancavano due giorni al Santo Natale di 35 anni fa e la San Benedetto Torino era attesa nel turno infrasettimanale di Serie A1 sul campo della Reyer Venezia, allora sponsorizzata Hitachi.

Si giocava ancora nel vecchio Palazzetto dell'Arsenale, che alla fine degli Anni Settanta aveva sostituito la storica Palestra della Misericordia, antica sede di una confraternita ospitata in un edificio del 500 progettato da Jacopo Sansovino e abbellito dagli affreschi della scuola del Veronese.

Arrivai a Venezia in treno, stazione di Santa Lucia, e sul traghetto che mi portava all'Arsenale incontrai fra gli altri Tullio De Piccoli, uno dei lunghi di quella Reyer al fianco del forte jugoslavo di origini bosniache Ratko Radovanovic, oro olimpico a Mosca 1980. L'altro straniero dell'Hitachi, allenata da Pero Skansi, era il suo connazionale Drazen "Praja" Dalipagic, uno dei più grandi cecchini della storia del basket, campione olimpico, mondiale e (tre volte) europeo, autore in quello stesso 1987 - ma nel precedente campionato di A1 - di un bottino personale di 70 punti a Venezia contro la Virtus Bologna (107-102).

Nella San Benedetto Torino entrambi gli stranieri erano americani e di colore: il solido centro di 205 cm Otis Howard e l'ex stella Nba Danny "Dan" Roundfield, ala alta di 203 cm, professionista nella Aba (a Indiana) e poi nella Nba (Indiana, Atlanta, Detroit e Washington), tre presenze nell'All Star Game (1980, 1981, 1982) e 5 volte nei migliori dieci difensori della lega americana. Agli ordini di coach Gianni Asti, Torino schierava inoltre Procaccini, Savio, Morandotti, Pessina, Scarnati, Carlos Mina, Grossi e Bogliatto.

Fu una partita incertissima e palpitante. Dalipagic crivellò la retina torinese con 45 punti, ma a decidere il match fu l'elegantissimo Roundfield, che pure quella sera era stato a tratti abulico nel gioco e persino ombroso nel carattere tanto da mandare a quel paese coach Asti. La sfida era ancora in perfetto equilibrio a 1’08" dalla fine (89-89): a 42" dal termine Barbiero sbagliava una conclusione e Roundfield prendeva il rimbalzo, subendo fallo da Righi, un libero su due portava avanti Torino 89-90, poi a -20" Dalipagic falliva il possibile controsorpasso e ancora Roundfield catturava il rimbalzo della sicurezza e della vittoria.

Quella sera l'ex stella della Nba, che una quindicina di giorni prima aveva segnato 26 punti nel blitz esterno della San Benedetto contro la Virtus Dietor Bologna (allenata da Cresimir Kosic), fu acclamato dai suoi compagni come il nuovo leader della squadra torinese. E infatti appena una settimana più tardi sarebbe stato nuovamente protagonista a Milano contro la Tracer, segnando 28 punti in faccia a Bob McAdoo che tuttavia non bastarono per un nuovo colpaccio (finì 113-98 per l'Olimpia).

Danny Roundfield, un ballerino nei movimenti e con tecnica cristallina, si sarebbe ben presto conquistato un posto fra i più grandi stranieri mai visti a Torino, un campione rimasto nella memoria degli appassionati anche per la precoce e tragica fine nell'estate di 10 anni fa, quando nel mare intorno all'Isola caraibica di Aruba morì annegato a soli 59 anni dopo aver salvato la moglie che era stata travolta dalle onde.

 

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