Pillole di Storia - Ep. 8 | Sandro Gamba e la promozione del 1978

28 gen 2023

Ottava puntata della storia del basket torinese a cura dei gemelli Giorgio e Paolo Viberti

Leggendo questa storia i tifosi della Reale Mutua Basket Torino forse faranno gli scongiuri, perché 45 anni fa un allenatore appena arrivato sotto la Mole, come l'estate scorsa Franco Ciani, riuscì nell'impresa di conquistare la promozione in Serie A1.

Quel tecnico si chiamava Sandro Gamba e anche grazie a Torino diventò poi una delle figure più fulgide e prestigiose nella storia della pallacanestro italiana e non solo. Alessandro Gamba, oggi 90enne, si era affacciato al basket per caso, anzi per necessità. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, proprio il 25 aprile giorno della Liberazione, a soli 12 anni si trovò suo malgrado in mezzo a una sparatoria tra un gruppo di partigiani che stavano entrando a Milano e alcuni fascisti in fuga. Sandro ne uscì malconcio, con la mano destra quasi spappolata da due pallottole vaganti. "E' da amputare" gli dissero i medici con il crudo realismo che era diventato prassi in tempo di guerra. Ma i suoi genitori si opposero e Sandro finì per ascoltare i consigli di alcuni soldati americani, che di basket se ne intendevano: "Palleggia con questa palla, colpiscila dolcemente, poi sempre più forte, e alla fine tirale degli schiaffoni: vedrai che la mano guarirà”.

Funzionò e così Gamba diventò dapprima ottimo cestista (10 scudetti con l'Olimpia Milano, capitano azzurro ai Giochi di Roma 1960, ultimi anni di carriera alla Pallacanestro Milano), poi grande tecnico, come vice di Cesare Rubini all'Olimpia Milano (1965-1973), quindi capo allenatore alla Pallacanestro Varese da dove però nel 1977 decise di venire a Torino che era appena retrocessa in A2.

Inutile era stata la maxi offerta della famiglia Borghi, che l'aveva tenuto chiuso per 5 ore in una stanza per convincerlo a restare a Varese: Sandro voleva rimettersi in gioco e così accettò l'offerta pur meno remunerativa dello sponsor Martini & Rossi per tentare di riportare Torino nella massima serie entro un paio di stagioni, una scommessa audace.

Gamba confermò solo due giocatori: l'eclettico americano John Grochowalski, che era stato "straniero di coppa" a Cantù al fianco di Bob Lienhard, e il rampollo di casa Alberto Marietta, cresciuto nell'oratorio Agnelli che distava appena cento metri dalla sede attuale degli allenamenti della Reale Mutua Basket Torino. Da Varese arrivò Sergio Rizzi, da Milano un altro ex ragazzo dell'Agnelli, Maurizio Benatti, e il grande Pino Brumatti, una delle guardie italiane più forti di sempre, che molti consideravano a torto già al tramonto dopo il grave infortunio a un ginocchio.

Come secondo straniero fu ingaggiato l'americano Randy Denton, lui pure bianco come "Grocho", un solido pivot degli Atlanta Hawks che Gamba aveva apprezzato anni prima a Duke. Completarono il roster Frank Valenti, Fioretti, Arucci e Bulgarelli.

Con la sigla Chinamartini sulle maglie, la squadra finì al 4° posto la prima fase della stagione (allora A1 e A2 erano considerate quasi un unico campionato), ma poi vinse la poule promozione grazie a un gioco fatto di grande difesa e contropiede sistematico. Gamba aveva fatto il miracolo: Torino tornò subito nell'élite nazionale e il coach, rimasto sotto la Mole per altre due stagioni (con un 9° e un 7° posto in A1), spiccò poi il volo verso la panchina della Nazionale Italiana che avrebbe portato fino all'argento olimpico di Mosca 1980 e - 40 anni fa esatti - all'oro europeo di Nantes 1983.

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